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Intervista a RAFFAELLA CORSI tra eventi, psicologia ed emozioni

Com’è nata l’idea di Salotti del Gusto?

Da una sana incoscienza, fatta di entusiasmo e passione. Dalla voglia di creare qualcosa che non c’era, un format “friendly” e trasversale nel quale far convergere le eccellenze di ogni settore. Da un nuovo modo di interpretare l’evento, come tappa di un percorso che si sviluppa all’interno di un unico grande network. In questo modo, le aziende riescono a raccontare e promuovere prodotti e attività in maniera immediata ed efficace, raggiungono un target mirato e trasversale e creano sinergie produttive anche al di fuori del proprio settore. Il tutto con stile ed eleganza, ma sopratutto gioia.

Ci spiega il nome ? Perchè Salotto ?

Il “salotto” è lo spazio dell’accoglienza, dell’incontro, del dialogo, della cultura e del relax. E’ il luogo nel quale la famiglia si riunisce per raccontarsi e condividere progetti e visioni. Per festeggiare i successi. Gli eventi “Salotti del Gusto” sono proprio questo, un mix di convivialità, intimità ed esclusività, luoghi nei quali imprenditori e produttori si confrontano tra di loro, interagiscono con operatori ed appassionati di ogni settore in un’atmosfera accogliente ed esclusiva, all’insegna del “bien vivre”.  Che favorisce la nascita di sinergie efficaci e produttive.

Voi siete stati tra i primi, 5 anni fa, a far convergere settori differenti. Perchè questa scelta?

Perchè nell’era 2.0 “contaminazione” è la parola chiave. E’ imprescindibile pensare ed agire a 360 gradi. Oggi vince chi ha il coraggio di uscire dal proprio settore per raggiungere e conquistare un nuovo pubblico di utenti, trasversali per età, interessi, passioni. Come dicevo prima, tutti gli eventi “Salotti del Gusto”  sono uniti in un unico percorso che coinvolge e tocca svariati settori; ciò permette alle aziende partner di presentare attività e prodotti anche in situazioni completamente differenti dal proprio ramo, che si traduce di fatto in infinite possibilità di raggiungere ed acquisire nuovi clienti.

Qual è il comune denominatore di questo percorso ?

La velocità nel rinnovarsi sempre, non solo seguendo ma anticipando i nuovi “gusti” del mercato. La prima regola è stupire. Ogni evento è differente, ogni location è unica per identità e peculiarità. Siamo costantemente impegnati nell’ideazione di format innovativi e dinamici, in grado di catalizzare l’attenzione di svariati settori. I nostri eventi sono rivolti ad un target trasversale ma mirato; la selezione è importante perchè consente di avere un parterre appetibile per le aziende che investono nel nostro network, in continua e costante crescita.

Oggi Salotti del Gusto è…

Il modo più immediato ed efficace per promuovere la propria attività e i propri prodotti, e raggiungere un target infinito e trasversale. Diventando protagonista di un network solido, che gode della stima e della credibilità degli addetti ai lavori, e della simpatia del pubblico. Salotti del Gusto è un’unica grande squadra che gioca per vincere.

Come scegliete le location?

Facciamo una selezione a priori sulla carta in base alla storia, alla bellezza e alla posizione logistica. Ma la scelta avviene soltanto quando “respiriamo” le emozioni che ci trasmettono. Il primo impatto conta moltissimo, ma altrettanto importante è il fattore umano. Elasticità, professionalità, competenza e serietà. Se mancano, è impensabile progettare una collaborazione.

Parliamo del prossimo appuntamento: quali saranno le novità di questa stagione ?

Moltissime, come sempre. Abbiamo in serbo tante sorprese, ma abbiamo anche imparato a non svelarle. O meglio, a svelarle poco alla volta. Il nostro è un mondo pieno di avvoltoi, pronti a copiare e sfruttare ogni progetto, e successo, altrui. Durante la Preview Salotti del gusto, che annualmente anticipa tuttel le attività della nuova stagione, sarà svelato il calendario degli eventi. Ti anticipo che quest’anno, oltre a Jeep, collaboraremo con un altro brand prestigioso di Casa Fiat, e che con Andrea Bocelli raddoppieremo con un appuntamento inedito, dal format geniale.

Qual è il particolare sul quale dovete ancora lavorare? Qualcosa che vorrebbe migliorare?

Tutto, sono una perfezionista. Penso di essere l’unica che, a evento finito e successo acquisito, riesce ad essere triste. Ogni volta, penso a cosa avrei potuto fare di più, a cosa migliorare la prossima volta. E’ una condanna che mi porta a lavorare sempre con maggiore impegno, fino allo stremo, con costanza, determinazione, entusiasmo. Dovrei imparare a pretendere meno da me stessa, e un pò più dagli altri. Ma il mio motto è “Chi pensa di aver raggiunto un traguardo, l’ha già lasciato alle spalle, e non se ne è accorto”.

Uno dei pregi di Salotti del Gusto è di aver svecchiato le rassegne dedicate al wine&food, sempre un po’ ingessate. Avete portato una ventata di freschezza, ma cosa risponde a chi dice che è sbagliato contaminare i settori?

Che non credo nelle caste. Che adoro i confronti e le sfide. Che il mondo va avanti, e continuare a lodarsi da soli, o farsi lodare dal proprio entourage, non paga più. Che bisogna avere il coraggio ( userei un termine più forte) di osare, e uscire dal proprio orticello; c’è tutto un mondo la fuori da conquistare. E sopratutto ci sono nuove generazioni, che sono nate e cresciute con una mentalità cosmopolita, all’interno della quale convivono differenti filosofie, religioni e linguaggi. Nell’era della condivisione, vince chi sceglie di fare rete.

 Il mondo degli eventi è un settore dove prevaricano gli uomini? Lei ha avuto problemi a relazionarsi in questo comparto?

Assolutamente no. E’ un mondo aperto a tutti, che da a tutti le stesse possibilità. Molto dipende poi da come si usano, queste possibilità. Le scorciatoie non pagano sulla lunga distanza. Io ho una mentalità piuttosto maschile, da piccola andavo allo stadio, giocavo a calcio. Sono tendenzialmente portata a fare “squadra”, e in questo gli uomini sono più bravi, bisogna riconoscerlo. Nelle donne è più forte la competitività, l’invidia. Io non farei un discorso di uomini o donne, piuttosto parlerei di quanta scarsa professionalità c’è in giro. Della difficoltà di relazionarsi con persone improvvisate e approssimative, uomini o donne che siano.

La cattiveria la spaventa ?

Un pò, ma sopratutto mi disgusta. Non mi appartiene e non la giustifico. La sana competititvità è stimolante, la calunnia e la superficialità con la quale alcune persone si sentono autorizzate a svilire, e sabotare, il lavoro altrui è abominevole. Nel nostro ambiente, così come nel paese intero, purtroppo è prassi comune. Io ammiro sinceramente chi è più bravo di me, sono contenta per i successi che raggiunge e cerco di assorbire, come una spugna, ogni abilità, per migliorarmi e crescere. Ogni professionista con cui interagisco è una risorsa preziosa, da rispettare e dalla quale apprendere, sempre, qualcosa di nuovo.

Come fa a distinguere un professionista serio ? E come si difende ?

Osservo e ascolto moltissimo. Disprezzo chi non sa ascoltare, e con atteggiamento arrogante e presuntuoso, attacca il lavoro altrui. Sono una psicologa mancata, e so riconoscere chi, per sentirsi meno fallito, tenta di sminuire il prossimo. Con me non funziona. Così come non funzionano la maleducazione, la falsità e l’ingratitudine. Quando me ne accorgo, chiudo subito il rapporto; sono piuttosto diretta e questo certo non aiuta. Ma bisogna sapersi difendere. Anche se non sempre è facile, e non sempre è senza conseguenze.

Il fatto di essere laureata in psicologia l’ha aiutata nel suo lavoro?

Moltissimo, così come nella vita di tutti i giorni. Mi consente di individuare un canale di comunicazione preferenziale, di recepire meglio aspettative ed esigenze. Ho studiato psicologia clinica, sono specializzata nei test di personalità. Diciamo che so “profilare” chi mi trovo davanti. Anche se devo stare attenta alla parte di me che tende ad instaurare un rapporto “empatico” con il prossimo, giustificandone i comportamenti, anche errati, ad oltranza, con la speranza che, col tempo, migliorino. Sono molto “chioccia”, ma con gli anni ho imparato che questo atteggiamento non sempre paga. E che non spetta a me “salvare” il mondo.

Cos’altro ha imparato ?

Che non si deve per forza piacere a tutti, e che certe volte un pò di sano egoismo aiuta a vivere meglio. Aver creato dal nulla un progetto così articolato è stato impegnativo, sotto tutti gli aspetti. Fisici ed emotivi. Noi siamo completamente autonomi, investiamo di tasca nostra tempo, denaro, energie. Ci vuole tanto coraggio e determinazione e, lo dico sempre, un pò di sana incoscienza. Quella che ti accende l’adrenalina, che ti fa alzare alle 5 del mattino perchè devi vincere la tua battaglia quotidiana.

Qual è la parte del lavoro che la emoziona di più?

La costruzione dell’evento.  L’idea di avere davanti un foglio bianco e immaginare storie, percorsi, emozioni, e a poco a poco, vederli prendere forma. Ho lo stesso entusiasmo dei bambini, la stessa capacità di stupirmi ed emozionarmi di fronte ad ogni nuova avventura, e scoperta.  E sono felice quando quando vedo la luce accendersi negli occhi delle persone che ho di fronte. Il produttore che racconta come nasce il suo prodotto, lo chef che mostra orgoglioso il suo piatto. Vivo d’istinti, percezioni, e sono conquistata dall’entusiasmo genuino e puro, lo stesso che metto nel mio lavoro, con la voglia di crescere, e migliorarmi, sempre.

Cosa risponde a chi dice che di eventi è pieno zeppo?

Che hanno ragione! Nel nostro settore c’è tanta confusione, ed il pericolo è di non saper scegliere. Ripeto, la differenza la fanno la professionalità e la continuità; sul lungo periodo resistono e si consolidano solo i progetti solidi, affidabili, nati con obiettivi ben precisi e capaci di adattarsi con velocità alle esigenze dei mercati, cambiare in corsa, ed evolvere nel tempo.

Com’è cambiata la sua vita e quella di Alessandro (Alessandro Domanda, il marito di Raffella, ndr) rispetto ai primi anni?

Si è completamente trasformata. Sono cambiate le priorità, i ruoli. Siamo costantemente di corsa; non ce ne rendiamo conto ma spesso non facciamo tempo a dirci le cose che già sono successe. Si vive a mille all’ora, sempre in viaggio, sempre in movimento. Con la testa e con il corpo. La cosa bella è che riusciamo a mantenere sempre un’ironia di fondo che ci consente di sorridere, guardandoci negli occhi la sera, sia per i successi che per le piccole delusioni. E se uno dei due sta per cedere subentra l’altro; è un rapporto simbiotico, alla “Sandra e Raimondo”, e questo ci consente di divertirci, sempre.

Se tornasse indietro, rifarebbe tutto?

Tutto tranne gli errori. L’ho detto: sono una perfezionista. E aggiungo che, da buona ariete, imparo in fretta e, sopratutto, non dimentico.