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Il viaggio nella TOSCANA più autentica inizia su una misteriosa CARROZZA…

Villa La Ferdinanda è un’antica dimora Medicea che sorge nel borgo di Artimino, territorio di Carmignano, a pochi minuti da Firenze: conosciuta anche come “Villa dei Cento Camini” si erge, maestosa e bellissima, su un colle dal quale, nelle giornate limpide di sole, la vista spazia dalla cupola del Duomo di Firenze alla pianura di Prato, con le montagne dell’Appennino Toscano a fare da cornice. Quando ho varcato per la prima volta il cancello, alla fine del lungo viale, ho capito subito che sarebbe stato il luogo ideale per i “Salotti del Gusto”.

Metà ottobre, i colori erano quelli dell’autunno, il profumo nell’aria quello del pregiato tartufo della vicina San Miniato; nella Villa si festeggiava il vino nuovo, il Rugiolino, e ogni bicchiere era accompagnato dalla “fettunta“, una fetta di pane abbrustolita sul braciere nel quale è ancora in uso il girarrosto progettato da Leonardo da Vinci. Senza accorgermene mi sono persa nei suoi meccanismi, alla scoperta del genio; ed è allora, tra l’odore acre del camino e i sapori tipici della cucina toscana, che ho apprezzato per la prima volta quello che qui chiamano il nettare mediceo, il vino Carmignano, che dà il nome anche al distretto enologico che ho scoperto essere il più antico d’Italia.  Fu proprio Cosimo III dè Medici nel 1716 a emanare il Bando che costituisce il primo esempio legislativo di “denominazione di origine”, la DOC odierna; inizialmente  compreso nella Denominazione Chianti (1967) della sottozona Montalbano, nel 1991 è stato riconosciuto DOCG.

Nelle cantine storiche della Villa sono ancora visibili le maestose botti in rovere, ma oggi la produzione avviene nella cantina moderna di 2500 mq. Insieme all’agronomo Alessandro Matteoli e all’enologo Claudio Faucci sono andata alla scoperta dei 732 ettari della Tenuta, sterminata; 84 ettari coltivati a vigneto, esposti a mezzogiorno, con i vitigni della tradizione. Sangiovese, Cabernet Sauvignon, Canaiolo, Trebbiano, San Colombano, Mammolo e l’Occhio di Pernice. Il mio preferito ? Il Grumarello, il Cru dell’azienda, supremo. Ma non è tutto; la Fattoria di Artimino è anche olio, con 23.300 piante che consentono di ottenere dalla spremitura a freddo di olive moraiole, frantoie e pendoline, un’Olio Extravergine dal sapore intenso, e dal colore unico, verdognolo. Lo chiamano “l’Olio di Leonardo da Vinci”…perchè qui tutto parla di storia…

Villa Artimino è il Rinascimento fiorentino, è la culla della civiltà, un patrimonio artistico ed enogastronomico unico nel suo genere; ed è una scoperta ogni giorno. La Paggeria Medicea, le Fagianaie, il borgo, il Ristorante Biagio Pignatta, che prende nome dal maggiordomo dei Medici, dove è possibile gustare i piatti della tradizione, accanto a proposte più contemporanee; il Gazebo è un terrazzo naturale sulla pianura illuminata di Prato, che offre uno scenario paradisiaco, così come la Cantina del Redi, che custodisce le mura dell’antico Castello medievale e gode di una vista bellissima sulla campagna toscana.

Sono tre mesi che esploro in lungo e in largo la Toscana, alla ricerca dei prodotti più tipici, dei protagonisti più veri, delle piccole e medie produzioni che rappresentano l’identità del territorio; voglio conoscere i volti, le persone, toccare con mano i prodotti e la loro filiera. Ma al termine delle mie giornate è sempre qui che ritorno, e che mi vengo a riposare.  E’ l’atmosfera che mi ha lasciato e mi lascia ogni giorno senza fiato; è come se il tempo si fosse fermato, tutto qui riporta ai fasti del Rinascimento, ma anche alla semplicità della natura.

Impossibile non innamorarsi immediatamente di questo luogo magico, un termine che non ho usato a caso. La prima notte che ho dormito alla Paggeria, stanca dal viaggio e infreddolita dal forte vento, ho fatto un lungo sonno ristoratore, interrotto solo un paio di volte dal rumore di una carrozza e dai cavalli. Al mio risveglio ero curiosa di sapere se si trattasse di una rievocazione storica o cos’altro, chiedendone notizia direttamente ai proprietari della Villa, che mi guardavano con occhi attenti ma non stupiti: nessuna sfilata fu la loro risposta, nessuna festa né folklore. Ma io ero sicurissima di aver sentito distintamente carrozza e cavalli! Da parte loro nessun dubbio, la motivazione era una sola, convalidata da tante testimonianze, anche se può apparire surreale ai più. La carrozza era quella di Bianca Cappello, una nobildonna che fu prima amante e poi moglie del Granduca di Toscana Francesco I de’ Medici. Detestata dal fratello di Francesco, il potente cardinale Ferdinando , era famosa per essere stata al centro di numerosi intrighi amorosi proprio qui a Villa Artimino; morì in maniera misteriosa un giorno dopo suo marito Francesco, entrambi, pare, avvelenati. La leggenda narra che la carrozza sia proprio la sua, di Bianca, che cerca ancora oggi di entrare nella Villa, così come aveva tentato per tutta la vita, mai accettata dalla famiglia del suo amante/marito; nei giorni di vento è ancora possibile sentire i suoi cavalli e le ruote del calesse, che vagano nei dintorni del borgo. Villa Artimino è anche questo: e da questa carrozza parte il mio viaggio…

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