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Intervista a RAFFAELLA CORSI tra EVENTI, PSICOLOGIA ed EMOZIONI

Com’è nata l’idea di Salotti del Gusto?

Da una sana incoscienza fatta di entusiasmo e passione. Dalla voglia di creare qualcosa che non c’era, un concept friendly e trasversale nel quale l’esperienza gourmet diventa prima di tutto gioia.

Ci spiega il nome ? Perchè Salotto ?

Perché la parola ‘salotto’ rappresenta al meglio il nostro spirito. Quello di offrire la possibilità ad aziende e fruitori di dialogare, confrontarsi e fare ‘cultura del gusto’ in una maniera meno ingessata e più conviviale. Abbiamo immaginato Salotti del Gusto come un concept nel quale celebrare l’eccellenza dell’accoglienza e dell’ospitalità. Nei nostri ‘salotti’ tutti si sentono devono protagonisti , e non spettatori, di un’esperienza unica, creata apposta per loro, nella quale prevalgono le emozioni.

Voi siete stati tra i primi, 10 anni fa, ad uscire dal settore. Perchè questa scelta?

Nell’era 2.0 ‘contaminazione’ è la parola chiave. E il salotto è lo spazio che meglio si presta all’incontro e al confronto. Salotti del Gusto è un concept in grado di adattarsi a qualsiasi evento. Moda, sport, spettacolo; ognuna di queste manifestazioni ha una appendice importante legata al cibo. Con Salotti del Gusto abbiamo anticipato la moda delle aree hospitality pre e after show. Abbiamo portato la cultura del gusto anche negli eventi che non avevano nulla a che fare con il mondo gourmet. Abbiamo accolto gli ospiti nei nostri ‘salotti’ per far vivere loro viaggi sensoriali ed esperienze di gusto insieme ai migliori chef ed esperti. Abbiamo svincolato il limite delle fiere di settore perchè l’intento, fin dall’inizio, era promuovere e divulgare l’eccellenza del prodotto e del genio culinario italiano ovunque.  Abbiamo conquistato un nuovo pubblico di utenti trasversale per età, interessi, passioni consentendo alle aziende partner del nostro circuito di eventi  di presentarsi e promuovere attività e prodotti anche in situazioni completamente differenti dal proprio ramo. Tutto ciò si è tradotto in infinite possibilità di raggiungere ed acquisire visibilità e clienti.

Un progetto colossale. Come vi siete tutelati da tentativi di imitazione?

Salotti del Gusto è una marchio registrato e il deposito internazionale ne preserva l’utilizzo. Sia del logo in quanto tale e sia del nome che identifica il brand. E’ legalmente vietato e perseguibile l’uso della terminologia Salotti del Gusto per identificare qualsiasi tipo di concept gourmet.

Qual è il segreto per mantenere il livello sempre più alto?

La velocità nel rinnovarsi sempre e la capacità di intercettare e anticipare al volo le tendenze e le nuove esigenze del mercato. La prima regola è stupire. Ogni evento ha un concept differente, ogni location è unica per identità e peculiarità. Non esistono segreti ma soltanto attestati di stima che ti permettono di raccogliere negli anni la fiducia degli addetti ai lavori e del pubblico. Siamo anche molto attenti a selezionare. Aziende, prodotti, location e sopratutto il target degli eventi che deve essere trasversale ma mirato; la selezione è importante perchè consente di avere un parterre appetibile per le aziende che investono nel nostro network, in continua e costante crescita.

Oggi Salotti del Gusto è …

Il concept che identifica l’eccellenza dell’esperienza gourmet e dell’ospitalità italiana. Di conseguenza, per le aziende che desiderano promuovere prodotti e location, il modo più immediato ed efficace per promuoversi attraverso eventi mirati a raggiungere un parterre di prestigio, infinito e trasversale. Diventando protagoniste di un network solido che gode della stima e della credibilità degli addetti ai lavori e del pubblico. Negli anni ci siamo specializzati nella realizzazione delle aree hospitality dei più importanti eventi internazionali e oggi siamo orgogliosi di accogliere nei nostri ‘ salotti gourmet’ gli ospiti vip dei concerti e delle grandi manifestazioni sportive, musicali, culturali. Salotti del Gusto è l’occasione per le aziende di entrare dalla porta principale in eventi di altissimo profilo con la certezza di promuoversi in maniera efficace, con lo stile, l’eleganza e ala professionalità che contraddistinguono i nostri ‘salotti’.

Come scegliete le location?

Facciamo una selezione a priori sulla carta in base alla storia, alla bellezza e alla posizione logistica. Ma la scelta avviene soltanto quando ‘respiriamo’ le emozioni che ci trasmettono. Il primo impatto conta moltissimo è altrettanto importante è il fattore umano. Professionalità, competenza e serietà. Se mancano, è impensabile progettare una collaborazione.

Parliamo del prossimo appuntamento: quali saranno le novità di questa stagione ?

Moltissime, come sempre. Abbiamo in serbo tante sorprese, ma abbiamo anche imparato a non svelarle. O meglio, a svelarle poco alla volta. Il nostro è un mondo pronto a copiare e sfruttare ogni progetto, e successo, altrui.

Qual è il particolare sul quale dovete ancora lavorare? Qualcosa che vorrebbe migliorare?

Tutto, sono una perfezionista. Penso di essere l’unica che, a evento finito e successo acquisito, riesce ad essere triste. Ogni volta penso a cosa avrei potuto fare di più, a cosa migliorare la prossima volta. E’ una condanna che mi porta a lavorare sempre con maggiore impegno fino allo stremo con costanza, determinazione, entusiasmo. Dovrei imparare a pretendere meno da me stessa e un pò più dagli altri. Ma il mio motto è ‘chi pensa di aver raggiunto un traguardo l’ha già lasciato alle spalle, e non se ne è accorto’.

Uno dei pregi di Salotti del Gusto è di aver svecchiato le rassegne dedicate al food & wine sempre un po’ ingessate. Avete portato una ventata di freschezza, ma cosa risponde a chi dice che è sbagliato contaminare i settori?

Che non credo nelle caste. Che adoro i confronti e le sfide. Che il mondo va avanti e continuare a lodarsi da soli, o farsi lodare dal proprio entourage, non paga più. Che bisogna avere il coraggio ( userei un termine più forte) di osare, e uscire dal proprio orticello; c’è tutto un mondo la fuori da conquistare. E sopratutto ci sono nuove generazioni che sono nate e cresciute con una mentalità cosmopolita, all’interno della quale convivono differenti filosofie, religioni e linguaggi. Nell’era della condivisione vince chi sceglie di fare rete.

Il mondo degli eventi è un settore dove prevaricano gli uomini. Lei ha avuto problemi a relazionarsi in questo comparto?

Assolutamente no. E’ un mondo aperto a tutti che da a tutti le stesse possibilità. Molto dipende poi da come si usano queste possibilità. Le scorciatoie non pagano sulla lunga distanza. Io ho una mentalità piuttosto maschile, da piccola andavo allo stadio, giocavo a calcio. Sono tendenzialmente portata a fare ‘squadra’ e in questo gli uomini sono più bravi, bisogna riconoscerlo. Nelle donne è più forte la competitività, l’invidia. Io non farei un discorso di uomini o donne, piuttosto parlerei di quanta scarsa professionalità c’è in giro e della difficoltà di relazionarsi con persone improvvisate e approssimative, uomini o donne che siano.

La cattiveria la spaventa ?

Un pò ma sopratutto mi disgusta. Non mi appartiene e non la giustifico. La sana competititvità è stimolante, la calunnia e la superficialità con la quale alcune persone si sentono autorizzate a svilire o addirittura tentare di sabotare il lavoro altrui è abominevole. Nel nostro ambiente, così come nel paese intero, purtroppo è prassi comune. Io ammiro sinceramente chi è più bravo di me, sono contenta per i successi che raggiunge e cerco di assorbire, come una spugna, ogni abilità per migliorarmi e crescere. Ogni professionista con cui interagisco è una risorsa preziosa da rispettare e dalla quale apprendere, sempre, qualcosa di nuovo.

Qual è la parte del lavoro che la emoziona di più?

La costruzione dell’evento.  L’idea di avere davanti un foglio bianco e immaginare storie, percorsi, emozioni e a poco a poco vederli prendere forma. Ho lo stesso entusiasmo dei bambini, la stessa capacità di stupirmi ed emozionarmi di fronte ad ogni nuova avventura, ad ogni evento.  E sono felice quando quando vedo la luce accendersi negli occhi delle persone che ho di fronte. Il produttore che racconta come nasce il suo prodotto, lo chef che mostra orgoglioso il suo piatto, l’ospite che si entusiasma di fronte ad un cibo. Vivo d’istinti, percezion, e sono conquistata dall’entusiasmo genuino e puro, lo stesso che metto nel mio lavoro con la voglia di crescere e migliorarmi, sempre.

Il fatto di essere laureata in psicologia l’ha aiutata nel suo lavoro?

Moltissimo, così come nella vita di tutti i giorni. Mi consente di capire subito chi ho di fronte, di individuare un canale di comunicazione preferenziale, di recepire meglio aspettative ed esigenze. Ho studiato psicologia clinica e ho una specializzazione nei test di psicodiagnostica. Diciamo che so ‘profilare’ chi mi trovo davanti. Però devo stare attenta alla ‘psicologa in me’ che tende a ‘prendersi cura’ del prossimo (uso un termine clinico) e ad instaurare un rapporto empatico. Quella che comprende e giustifica gli errori degli altri sperando di raddrizzarli. Con gli anni ho imparato che questo atteggiamento non paga. Chi ti frega una volta lo farà sempre.

Cosa risponde a chi dice che di eventi è pieno zeppo?

Che hanno ragione! Nel nostro settore c’è tanta confusione ed il pericolo è di non saper scegliere. Ripeto, la differenza la fanno la professionalità e la continuità; sul lungo periodo resistono e si consolidano solo i progetti solidi, affidabili, nati con obiettivi ben precisi e capaci di adattarsi con velocità alle esigenze dei mercati, cambiare in corsa ed evolvere nel tempo.

Com’è cambiata la sua vita e quella di Alessandro (Alessandro Domanda, il marito di Raffella, ndr) rispetto ai primi anni?

Si è completamente trasformata. Sono cambiate le priorità, i ruoli. Siamo costantemente di corsa; non ce ne rendiamo conto ma spesso non facciamo tempo a dirci le cose che già sono successe. Si vive a mille all’ora, sempre in viaggio, sempre in movimento. Con la testa e con il corpo. La cosa bella è che riusciamo a mantenere sempre un’ironia di fondo che ci consente di sorridere, guardandoci negli occhi la sera, sia per i successi che per le piccole delusioni. E se uno dei due sta per cedere subentra l’altro; è un rapporto simbiotico alla ‘Sandra e Raimondo’ e questo ci consente di divertirci, sempre.

Se tornasse indietro, rifarebbe tutto?

Tutto tranne gli errori. L’ho detto: sono una perfezionista. E aggiungo che, da buona ariete, imparo in fretta e sopratutto non dimentico nulla.